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three rooms steve peters | sirr0029

082007 E|i Magazine +
The recording from Steve Peters sets about documenting interactions with physical spaces. Like so many artists before, Peters aims to veer away from himself as a skin-encapsulated being and tries to inhabit a path somewhere in between subjectivity and objectivity. Peters essentially becomes the funnel through which things—nails, sliding doors, metal, dust and so many other inhabitant of an old warehouse in Sante Fe, New Mexico—make their appearance. Not surprisingly, "Centre Of Gravity" and "Mountains Hidden In Mountains" draw material from Peters’ own breath and the sound of the densho (a meditation bell) at a Zen Buddhist temple, both bearing out the strong influence of Eastern thinking on his artistic practice. There is no denying that the timbre, texture and timing of the unraveling of these works is well-executed and effective in its displacement of clearly demarcated dimensions between inside and outside. Music, sound, and silence are continually shown to take up numerous poetic encounters, so even if it lacks ingenuity, it is at times surprisingly invigorating.

072007 Vital Weekly
Three rooms, each with it's own characteristic and approach in sound (...) together make a very coherent house. The final piece is 'Mountains Hidden In Mountains' becomes a highly contemplative piece of music. It's the least complex of the 'Three Rooms', but one of an infinite beauty. Drone, meditative, this is elevating the listener just above the ground.

102007 http://www.neural.it
Tactile iterations, delicate abrasions (this is the title of the first track), meeting of surfaces and materials in an old warehouse in Santa Fé, New Mexico, where nails, dust, revolving doors, metal, glass and wood gave birth to recordings of physical experiences, but also to mental environments, placing the listeners in a new 'intensified' audio space. It's a sound art that, personally, takes me back to the spirit of concrete music of the Sixties and Seventies and to the experiments of Alvin Curran (marvelously used in 1980 by Simone Carella in a show that changed theatrical research: 'Iperurania'). Real sound rooms, abstract rooms where aspects and experiences of everyday life are inflated and, even though they may be marginal, they hint at a new vision and conscience of an everchanging reality. The search for a new center of gravity, then, takes the shape of breaths, processed in real time in a 'graphite room' to evoke spaces and contemplative structures typical of oriental (Japanese) gardens and music, or of Buddhist temples in the last track ('Mountains hidden in mountains'), revealing complex overtones and the vibrating waves they emit.
Aurelio Cianciotta

082007 Le son du grisli +
Créateur d'installations sonores quiètes, Steve Peters mène sur Three Rooms la visite d'univers précieux ou instables, captivants toujours.
Delicate Abrasions, d'abord, sorti des murs d'un ancien entrepôt de Santa Fé, capable de déployer une batterie de sons hétéroclites (assimilables quand même: souffles, craquements, cliquetis et larsens), chacun se refusant à dire plus haut ou plus fort que les autres, histoire de ne pas déranger la progression enveloppante en cours. Au moyen de son seul souffle et d'un processeur, le musicien construit ensuite Center of Gravity, exposé d'attaques fulgurantes séparées par de longs silences.
Pour finir, Peters investit un temple bouddhiste, sort de l'une de ses cloches un premier son prétexte au développement d'une esthétique de la transformation: Mountains Hidden in Mountains, oeuvre de résonances qui fantasme l'éternel retour d'une note originelle quand la vérité veut que celle-ci, changée en drône oscillant, dévoile au fur et à mesure ses insoupçonnables possibilités sonores. Soit, une composition délicate, qui propose encore et parle de retour à l'heure de la conclusion.

102007 Kathodik
“Three Rooms” è il quinto cd pubblicato a proprio nome da Steve Peters in nove anni di attività, ragion per cui, suggerisce un’andatura di sicuro parsimoniosa nella produzione del musicista americano. La magnificenza di quest’opera si riscontra nelle tre composizioni elettro-acustiche e nel loro modo / metodo di evolversi e rapportarsi con il tempo, con il silenzio e con l’ambiente circostante. Schive e certamente estreme, Delicate Abrasions, Center Of Gravity e Mountains Hidden In Mountains fanno molta attenzione a dialogare e comprimere in un solo organismo i fattori sovra-citati. La prima ‘cartolina’ è una fessura profonda composta da un vortice, in lento sviluppo, di ambient nero-pece, il quale accinge a sé un ampio insieme di ‘piccoli suoni’: frequenze singhiozzate, graffi, piccoli fastidi e battiti strozzati, sospiri, ronzii, oscillazioni, gocce d’acqua e di altre oscure sostanze che s’infrangono sulla terra, su di un piano ‘ignorato’, a lenta cadenza, e modellando così un’originale assemblaggio dal mood simil-sincopato. Nella seconda suite, al contrario, ci si imbatte in una fuoriuscita di materia sonora più costante e compatta. Il registro principale è affidato alla registrazione del respiro dello stesso autore il quale, sicuramente trattato, si trasforma in un soffio convulso, mulinante… che sale e scende di volume per tutto l’incedere (soavemente infinito) del brano, mischiandosi di tanto in tanto a rumori di sfondo che sembrano spostarci nelle prossimità di un aeroporto, con i suoi incessanti ‘movimenti’. E’ ovviamente normale che il 99 % delle impressioni, qui descritte, rimangono nettamente personali, consegnando al futuro-singolo fruitore il compito (astratto) di lasciare navigare liberamente l’immaginazione all’interno di questi fantastici soundscape. Comunque, sempre rimanendo in Center Of Gravity, posso dire che il target sondato, elettro-acustica ‘atmosferica’, rimembra molto i lavori precedenti di Peters. Il terzo panorama sposta le coordinate in contesti ‘para-zen’, meditativi e molto essenziali. Mountains Hidden In Mountains, di fatti, è un esame attento sul suono-rintocco prodotto di una ‘campana densho’e sulla successiva manipolazione a forma di drones ‘niblockiano’.
Altro che discreto assaggio o semplice lavoro di matrice sperimentale, “Three Rooms” è un’altra delle tante perle rilasciate con ponderazione da questo grande scultore di suoni moderni.

082007 SandsZine +
Steve Peters è un musicista schivo che rilascia dischi con una certa parsimonia, "Three Rooms" è il quinto CD pubblicato a suo nome in nove anni, e questo è un motivo sufficiente a caldeggiare un approccio all'ascolto brioso e pervaso da pensieri positivi. Il primo brano, dedicato a Steve Roden, è una di quelle cose che lasciano il segno: è un ciclo, un ambiente sonoro astratto che si risveglia a partire da piccole gocce fonetiche sospese nel silenzio alle quali si aggiungono sospiri, sorseggi, gemiti, ronzii, lievi battiti e modulazioni notturne, per terminare infine in quello che è definibile come un’eco sentita da lontano (a onor del vero Delicate Abrasions era già stato pubblicato nel 2003 in un 3” CD-R stampato in sole 100 copie). Di fronte a questa meraviglia gli altri due brani fanno la figura degli accompagnatori minori, seppure siano comunque al di sopra di quella soglia che delimita la buona qualità. Center Of Gravity è basato su un’unica fonte sonora, il respiro dell’autore, ed è strutturato nello scorrere di brevi cicli sonori per un effetto, tanto per intendersi, simile a quello ottenibile stando in vicinanza ad una pista di decollo/atterraggio, di una ferrovia o di una strada. Mountains Hidden In Mountains si consuma invece in un unico lungo ciclo continuo, dilatazione nel tempo/spazio di un rintocco di ‘campana densho’ nel tempio Buddista Zen di Albuquerque.
Tre composizioni elettroacustiche diverse per struttura – continuum, brevi cicli e sinfonia puntillistica – che indagano il suono nella sua essenzialità più pura ed un autore che merita tutta la vostra attenzione, credo che siano premesse più che sufficienti a rendere questo “Three Rooms” quasi imperdibile. Adesso tocca a voi.

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